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	<title>controllo Archives - Francesco Leone Commercialista</title>
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	<title>controllo Archives - Francesco Leone Commercialista</title>
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		<title>Il Codice della Crisi e il Diritto della Crisi: opportunità per Imprese e Professionisti.</title>
		<link>https://www.francescoleonecommercialista.it/il-codice-della-crisi-e-il-diritto-della-crisi-opportunita-per-imprese-e-professionisti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Leone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Apr 2023 17:23:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[controllo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli eventi oltre che patrocinati dal Comune di Corato, sono stati accreditati dall’Odine dei Commercialisti e dall’Ordine degli Avvocati di Trani.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l&#8217;Associazione Formav (Formazione Valore) &#8211; di cui ho l&#8217;onore di essere Presidente dice l&#8217;Avv. Francesco Edmondo Stolfa &#8211; ho il piacere di invitarvi agli eventi formativi che vedete nella nostra locandina e che si terranno nella nostra Città presso il <strong>&#8220;Corato Executive Center&#8221;</strong> a partire da <strong>giovedì 20 aprile.</strong></p>



<p>Sin dalla sua costituzione, Formav – perseguendo le finalità statutarie – ha organizzato una serie di seminari su svariati argomenti (dalla Riforma Fornero, al Concordato Preventivo, al “primo” Jobs Act, e così via).</p>



<p>Con questo appuntamento, la nostra Associazione intende riprendere quel percorso, e lo fa cercando di creare reti e aprire una discussione su una delle questioni (il c.d. Codice della Crisi) che – insieme alla “Riforma Cartabia” – costituisce il tema di più stringente attualità negli studi professionali, nelle aule di giustizia, nelle imprese.</p>



<p>Proprio per questo, abbiamo inteso valorizzare – nella nostra proposta formativa interdisciplinare, ambiziosa, complessa ed articolata – oltre che l’Università di Bari (presente con nomi di prestigio, come il Prof. Eustachio Cardinale e la nostra concittadina Prof.ssa Daniela Caterino), anche le imprese (per il tramite, in primis, dell’Associazione degli Imprenditori Coratini, il cui Presidente Ing. Claudio Amorese ringraziamo per il prezioso contributo in termini organizzativi) e i Professionisti del territorio (oltre al sottoscritto, impegnati nelle varie relazioni, ci saranno altri Avvocati del nostro Foro, come Benny Piarulli, fondatore e già Presidente di Formav, Dario Cialdella e Michelangelo de Benedittis, oltre che valenti Commercialisti iscritti all’Ordine di Trani, come il nostro concittadino <strong><a href="http://www.francescoleonecommercialista.it">Francesco Leone</a></strong> e Francesco Cannone).</p>



<p>Gli eventi, inoltre, oltre che patrocinati dal Comune di Corato, sono stati accreditati, per la formazione professionale, dall’<strong>Odine dei Commercialisti e dall’Ordine degli Avvocati di Trani</strong> e vedono la collaborazione di importanti associazioni di categoria e importanti aziende del territorio.</p>



<p>Contiamo, così, di poter rendere un servizio utile a tutti noi, agli imprenditori, ai professionisti e a tutta la nostra Comunità nel suo complesso.</p>



<p>Qui puoi scarica il tuo invito personale : </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.francescoleonecommercialista.it/wp-content/uploads/2023/04/WhatsApp-Image-2023-04-14-at-20.29.28-1024x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-3919" srcset="https://www.francescoleonecommercialista.it/wp-content/uploads/2023/04/WhatsApp-Image-2023-04-14-at-20.29.28-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.francescoleonecommercialista.it/wp-content/uploads/2023/04/WhatsApp-Image-2023-04-14-at-20.29.28-500x500.jpeg 500w, https://www.francescoleonecommercialista.it/wp-content/uploads/2023/04/WhatsApp-Image-2023-04-14-at-20.29.28-50x50.jpeg 50w, https://www.francescoleonecommercialista.it/wp-content/uploads/2023/04/WhatsApp-Image-2023-04-14-at-20.29.28-768x768.jpeg 768w, https://www.francescoleonecommercialista.it/wp-content/uploads/2023/04/WhatsApp-Image-2023-04-14-at-20.29.28-700x700.jpeg 700w, https://www.francescoleonecommercialista.it/wp-content/uploads/2023/04/WhatsApp-Image-2023-04-14-at-20.29.28.jpeg 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<item>
		<title>POWER ROI: Dai alla tua azienda i Superpoteri!</title>
		<link>https://www.francescoleonecommercialista.it/power-roi-dai-alla-tua-azienda-i-superpoteri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Leone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Mar 2023 18:36:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[azienda]]></category>
		<category><![CDATA[business]]></category>
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		<category><![CDATA[management]]></category>
		<category><![CDATA[strategia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Francesco Leone Commercialista lancia il nuovo servizio di consulenza "POWER ROI" per dare alla tua azienda i SUPERPOTERI !</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Francesco Leone Commercialista lancia il nuovo servizio di consulenza <strong><a href="https://youtu.be/ITm8HEH65dQ">&#8220;POWER ROI&#8221;</a></strong> per dare alla tua azienda i <strong>SUPERPOTERI !</strong></p>



<p>Mediante un percorso fatto di 3 steps :</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>ANALISI</li>



<li>DIAGNOSI</li>



<li>CURA </li>
</ol>



<p>faremo si che il tuo business torni al sicuro e la tua azienda possa riprendere la corsa verso il successo. </p>



<p>Con il primo step, <strong>ANALISI</strong>, faremo un quadro della situazione della tua azienda utilizzando strumenti innovativi ed efficaci come il K-SCORE, algoritmo di analisi basato sull&#8217;intelligenza artificiale, capace di prevedere le probabilità di fallimento di un&#8217;azienda con 3 anni di anticipo e con risultati affidabili in misura superiore al famoso Z-Score di Altman. </p>



<p>In aggiunta al K-SCORE utilizzeremo il Misuratore degli adeguati assetti ex art.2086 c.c. ( che sono una vera bomba pronta a scoppiare sulla testa di imprenditori, manager e amministratori) per verificare se la tua azienda è conforme a quanto previsto dal codice civile e se tu amministratore sei al riparo da pesantissime responsabilità penali e civile ( potresti essere chiamato a <strong>PAGARE TU i debiti della società</strong>).</p>



<p>Da ultimo, con la Check List sulla Composizione Negoziata verificheremo le possibilità di risanamento in caso emergano problemi di tenuta economico finanziaria della tua azienda dopo le analisi precedenti.</p>



<p>Passiamo al secondo step, la <strong>DIAGNOSI</strong>: con il famoso e affidabile approccio consulenziale che utilizza il Cruscotto di Controllo basato sulla Balanced Scorecard si Kaplan e Norton (Harvard University) individueremo le cause della eventuale crisi o difficoltà della tua azienda e ti indicheremo come superarle.</p>



<p>Proseguiremo con la fase di <strong>CURA</strong>, che prevede la nostra assistenza continuativa per rilevare i dati, organizzare e interpretare le informazioni che estraiamo dal Cruscotto e attuare insieme la strategia per portare la tua azienda in sicurezza e puntare alla crescita. </p>



<p>Questo mix di tre azioni darà realmente <strong>i SUPERPOTERI</strong> alla tua azienda e ti permetterà di concentrarti con maggiore tranquillità sul tuo business per fare bene quello che è necessario: gestire al meglio la tua azienda. </p>



<p>Se vuoi dare i <strong>SUPERPOTERI</strong> alla tua azienda <a href="https://www.francescoleonecommercialista.it/contatti/">contattaci qui</a> : abbiamo la soluzione più adatta alle tua esigenze in linea con le necessità della tua azienda.</p>



<p>Non aspettare perchè il mercato corre ed ogni giorno è prezioso per correre verso la sicurezza e verso il successo del tuo business!</p>



<p>Francesco Leone </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.francescoleonecommercialista.it/wp-content/uploads/2023/03/Diapositiva8-1-724x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3911" width="255" height="360" srcset="https://www.francescoleonecommercialista.it/wp-content/uploads/2023/03/Diapositiva8-1-724x1024.jpg 724w, https://www.francescoleonecommercialista.it/wp-content/uploads/2023/03/Diapositiva8-1-354x500.jpg 354w, https://www.francescoleonecommercialista.it/wp-content/uploads/2023/03/Diapositiva8-1-768x1086.jpg 768w, https://www.francescoleonecommercialista.it/wp-content/uploads/2023/03/Diapositiva8-1.jpg 794w" sizes="(max-width: 255px) 100vw, 255px" /></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>Adeguati assetti necessari per l&#8217;impresa e gli amministratori.</title>
		<link>https://www.francescoleonecommercialista.it/adeguati-assetti-necessari-per-limpresa-e-gli-amministratori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Leone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2023 09:15:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[azienda]]></category>
		<category><![CDATA[business]]></category>
		<category><![CDATA[controllo]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sapete quali sono i primi segnali che vengono rilevati quando un’impresa è in crisi? Questi sono i tratti comuni rilevati in gran parte delle imprese che poi in un secondo momento hanno evidenziato forti inefficienze e, alla lunga, hanno provocato il consumo della liquidità accantonata mettendo fortemente a rischio la continuità aziendale. E’ proprio sulla [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sapete quali sono i primi segnali che vengono rilevati quando un’impresa è in crisi?</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Un clima aziendale ostile e poco aperto al confronto</li>



<li>i litigi fra soci o amministratori che impediscono all’impresa di lavorare correttamente</li>



<li>l’insoddisfazione della clientela</li>



<li>la scarsa capacità di innovazione</li>



<li>la mancata formazione e aggiornamento del personale dipendente</li>



<li>la perdita delle quote di mercato</li>



<li>un fatturato costituito in gran parte dalla vendita di prodotti in fase di decadimento</li>
</ul>



<p>Questi sono i tratti comuni rilevati in gran parte delle imprese che poi in un secondo momento hanno evidenziato forti inefficienze e, alla lunga, hanno provocato il consumo della liquidità accantonata mettendo fortemente a rischio la continuità aziendale.</p>



<p>E’ proprio sulla base di questi dati che è stato introdotto il nuovo art. 3, comma 3, lettera c, presente all’interno del Codice della Crisi d’Impresa ed entrato integralmente in vigore il 15.07.2022.</p>



<p>L’obiettivo principale di tale norma non è certo quello di additare stati di crisi ma piuttosto quello di assicurare alla collettività un bene che è parte fondamentale del tessuto economico del nostro paese, ovvero l’Impresa. E lo fa tutelandola da possibili inefficienze che progressivamente andranno ad erodere la sua liquidità, provocando un sovraindebitamento e a lungo andare una situazione di default difficilmente recuperabile. Senza considerare poi che sarà l&#8217;amministratore a doverne rispondere in sede giudiziaria.&nbsp; La sua responsabilità infatti verrà chiamata in causa nel momento in cui venga accertato che non sono state applicate tutte quelle azioni necessarie che abbiamo portato ad impedire l’aggravamento della situazione di crisi e di insolvenza economica.</p>



<p>Cosa fare allora per evitare tutto ciò?</p>



<p>Prima di tutto c’è da dire che lo Stato italiano vuole Amministratori d’Impresa sempre più presenti,&nbsp; coinvolti. La carica non potrà più essere ricoperta solo formalmente, ma ora un amministratore avrà il preciso compito di vigilare e intervenire attivamente qualora avvertisse una possibile crisi e potrà essere chiamato a rispondere dei danni causati a società, soci e creditori nel caso in cui venga accertato il mancato rispetto degli obblighi gestori.</p>



<p>Due quindi sono le parole magiche ….”Adeguati assetti”, o più precisamente adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili.&nbsp;</p>



<p>L’art. 2086 del cc. impone all’amministratore di istituire tali assetti sulla base della dimensione e della natura della propria impresa al fine non soltanto di esonerarlo da possibili ripercussioni giudiziarie ma soprattutto per aiutarlo a vigilare sul quel bene che fa grande il nostro paese, aiutandolo a rilevare tempestivamente un qualsiasi segnale di crisi, dandogli la possibilità di adoperarsi immediatamente e adottare tutti gli strumenti possibili messi a disposizione dall&#8217;ordinamento per superare tale situazione e portarlo quindi alla continuazione della propria attività.</p>



<p>Qualcuno diceva “la potenza è nulla senza il controllo”.&nbsp;</p>



<p>Se pensi che il bilancio sia tutto quello che ti serve per controllare allora mi dispiace deluderti.&nbsp;</p>



<p>Se pensi che il bilancio ti dica se i tuoi dipendenti sono soddisfatti del loro lavoro mi dispiace deluderti.&nbsp;</p>



<p>Se pensi che che il bilancio ti dica se il tuo prodotto di punta è arrivato a maturazione mi dispiace deluderti.</p>



<p>Ci sono valori qualitativi che il bilancio non riesce a misurare e sulla base dei quali invece si fonda lo stato di salute di un’impresa. Solo un controllo costante di queste informazioni, e la loro corretta interpretazione, ci possono dire se si sta andando davvero nella giusta direzione o se è necessario raddrizzare il colpo.</p>



<p>La balanced Scorecard ideata da Kaplan e Norton è lo strumento più usato negli USA per monitorare costantemente l’andamento delle imprese e il nostro studio ha a disposizione il primo e unico software cloud in Italia basato proprio sulla Balanced Scorecard e in grado di fare un’analisi qualitativa dei dati aziendali, ovvero il Cruscotto di ControlloⓇ.</p>



<p>Se vuoi avere una lettura di dei dati aziendali e trasformarli in informazioni utili per una corretta gestione e costruire un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile così come previsto dall’art.&nbsp; 2086 c.c., secondo comma, o semplicemente saperne di più compila il <a href="https://www.francescoleonecommercialista.it/contatti/">form</a>.</p>



<p>Francesco Leone</p>
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			</item>
		<item>
		<title>ROS o TOCI. Tu che azienda sei?</title>
		<link>https://www.francescoleonecommercialista.it/ros-o-toci-tu-che-azienda-sei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Leone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Nov 2022 17:58:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[azienda]]></category>
		<category><![CDATA[business]]></category>
		<category><![CDATA[controllo]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Due aziende, a parità di risorse, possono infatti avere rendimenti completamente differenti. Sono apparentemente identiche, eppure il loro risultato è completamente diverso. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quanti tipi di aziende esistono? </p>



<p>Tantissime mi dirai ma se le guardiamo dal punto di vista del rendimento economico possiamo dividerle in due gruppi: <strong>Aziende ROS</strong> e <strong>Aziende TOCI</strong>. <em>La differenza è tutta nella marginalità. </em></p>



<p>Due aziende, a parità di risorse, possono infatti avere rendimenti completamente differenti. </p>



<p><em>Sono apparentemente identiche, eppure il loro risultato è completamente diverso. </em></p>



<p><strong>Perché questo? </strong></p>



<p>Molto dipende da dove si sceglie di focalizzare la propria attività, se sulla qualità o sulla quantità.</p>



<p>Chiariamo subito una grandezza fondamentale:<a href="https://www.francescoleonecommercialista.it/il-margine-di-contribuzione-e-la-salute-dellazienda/"> <strong>il margine di contribuzione</strong></a>. </p>



<p>Il prezzo di quanto venduto non può essere considerato come intero reddito poiché ci sono i costi diretti necessari alla produzione (ad esempio le materie prime, le lavorazioni, le provvigioni, i trasporti, etc.).</p>



<p><strong>Il margine di contribuzione unitario è dato quindi dalla differenza tra il prezzo e i costi diretti.</strong></p>



<p>Se il <strong>margine unitario è basso</strong> , ovvero sei un&#8217;azienda <strong>TOCI</strong> ( Turnover Capitale Investito), sarà necessario vendere tanti prodotti o servizi per permettere all’impresa di coprire i costi fissi (manodopera, affitti,  ammortamenti, macchinari, consumi energetici, etc.).</p>



<p>Se invece il<strong> margine unitario è alto</strong>, e sei un&#8217;azienda <strong>ROS</strong> (Return on Sales) basteranno poche vendite per  iniziare a guadagnare dopo aver coperto tutti gli altri costi.</p>



<p>Il margine di contribuzione totale, ottenuto dalla vendita di tutti i prodotti in un dato periodo, deve, dunque, essere superiore ai costi fissi e quando questo accade viene raggiunto il punto di pareggio, ovvero il <a href="https://www.francescoleonecommercialista.it/break-even-point/">Break Even Point</a>.</p>



<p>Prendiamo ad esempio l’immagine di un imprenditore sempre sotto pressione, con la sigaretta in mano, indaffaratissimo e senza mai un momento libero perché preso dalla bassa marginalità e quindi costretto a dover cercare molti clienti. </p>



<p>Dall’altro lato c’è l’imprenditore seduto in poltrona, con molto tempo a disposizione e più rilassato perché sa di avere margini unitari elevati e che le poche vendite saranno sufficienti per coprire totalmente i costi.</p>



<p>Sono quindi aziende<strong> ROS </strong>quelle che lavorano sulla qualità avendo prezzi e margini molto alti che gli permettono di raggiungere il loro Break Even Point vendendo minime quantità perchè hanno un margine di contribuzione elevato. Un’azienda di questo tipo è, ad esempio, la Ferrari che vende pochissimi pezzi all’anno (8000 automobili) dall’altissima redditività unitaria.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="575" height="572" src="https://www.francescoleonecommercialista.it/wp-content/uploads/2022/11/BEP-ROS.png" alt="" class="wp-image-3838" srcset="https://www.francescoleonecommercialista.it/wp-content/uploads/2022/11/BEP-ROS.png 575w, https://www.francescoleonecommercialista.it/wp-content/uploads/2022/11/BEP-ROS-500x497.png 500w, https://www.francescoleonecommercialista.it/wp-content/uploads/2022/11/BEP-ROS-50x50.png 50w" sizes="(max-width: 575px) 100vw, 575px" /></figure>



<p>L’azienda <strong>TOCI </strong>invece è quella che raggiunge il punto di pareggio vendendo grandi quantitativi di</p>



<p>prodotti o servizi con un basso margine di contribuzione. Un esempio potrebbe essere un supermercato. Questo tipo di impresa ha bisogno di lavorare sulla quantità a prezzi contenuti per arrivare ad un equilibrio tale per poter guadagnare.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="573" height="572" src="https://www.francescoleonecommercialista.it/wp-content/uploads/2022/11/BEP-TOCI.png" alt="" class="wp-image-3839" srcset="https://www.francescoleonecommercialista.it/wp-content/uploads/2022/11/BEP-TOCI.png 573w, https://www.francescoleonecommercialista.it/wp-content/uploads/2022/11/BEP-TOCI-500x500.png 500w, https://www.francescoleonecommercialista.it/wp-content/uploads/2022/11/BEP-TOCI-50x50.png 50w" sizes="(max-width: 573px) 100vw, 573px" /></figure>



<p>Detto questo <strong>è meglio essere un’azienda ROS o un’azienda TOCI? </strong></p>



<p>Ognuna delle due tipologie aziendali ha i suoi pro e i suoi contro. Ovviamente è facile pensare che sia meglio avere un’azienda ROS in grado di marginare molto vendendo pochi prodotti. </p>



<p>Probabilmente si, ma questa tipologia d’azienda si rivolge ad una clientela di nicchia, con prodotti e servizi difficili da piazzare sul mercato. Inoltre l’azienda ROS entra facilmente in perdita: basta una piccolissima variazione in positivo delle vendite per generare un aumento dei margini, ma allo stesso modo una piccola variazione in negativo per entrare nella zona di perdita, al di sotto del punto di pareggio. </p>



<p>Questo perché per creare valore è necessario sostenere molti costi fissi in ricerca, sviluppo e qualità.</p>



<p>Nell’azienda TOCI invece piccole variazioni delle vendite in positivo e in negativo sono trascurabili: se in un mese il supermercato vende cinquanta yogurt in meno non è un problema, ma ha bisogno di grandi volumi di vendite per superare il punto di pareggio ed entrare nell’area di profitto.</p>



<p>La cosa fondamentale per l’imprenditore è sapere se la sua azienda si colloca sul versante ROS o</p>



<p>TOCI poiché attualmente il 90% delle P.M.I. italiane non è né ROS né TOCI; ovvero le aziende fatturano e marginano poco. </p>



<p><em><strong>Hanno scritto nel loro DNA la parola: “Fallimento!!!”</strong></em> </p>



<p>La situazione ideale è la fusione di entrambi i “punti di vista”, perché sono complementari. Conoscere la tipologia di azienda che si sta gestendo è di prioritaria importanza perché permette di conoscere come guadagnare di più e quindi aumentare la performance aziendale.</p>



<p>Per aiutare l’impresa nella lettura di questi e altri dati aziendali trasformandoli in informazioni utili per una buona gestione dell’impresa e per la costruzione di un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile così come previsto dall’art. 2086 c.c., secondo comma, il nostro studio ha a disposizione il <strong>Cruscotto di Controllo</strong>, primo e unico software cloud in Italia basato sulla Balanced Scorecard in grado di fare un’analisi qualitativa dei dati aziendali.</p>



<p>Per fare un&#8217;analisi della tua azienda, per capire se la tua è una azienda ROS o TOCI e per decidere le azioni più giuste da fare per mantenere in sicurezza la tua azienda puoi <a href="https://www.francescoleonecommercialista.it/contatti/">contattarmi qui.</a></p>



<p>Francesco Leone</p>
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			</item>
		<item>
		<title>PERCHE’ SONO IMPORTANTI GLI ADEGUATI ASSETTI NEL CODICE DELLA CRISI DI IMPRESA</title>
		<link>https://www.francescoleonecommercialista.it/perche-sono-importanti-gli-adeguati-assetti-nel-codice-della-crisi-di-impresa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Leone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Oct 2022 07:44:12 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[adeguati assetti]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'imprenditore deve istituire un “assetto organizzativo, amministrativo e contabile, adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa.</p>
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<p>Ci sono parole, espressioni, concetti che, a volte, divengono famosi in maniera inaspettata, fino a diventare un “must”.</p>



<p>Da un paio di anni, per qualunque imprenditore che tenga alla buona salute della propria azienda, il concetto cui <strong>fare estrema attenzione è “adeguati assetti” organizzativi, amministrativi e contabili, </strong>diventato, ormai, il faro con cui illuminare la gestione aziendale e da cui farsi guidare nella tempestosa navigazione che è la vita di una azienda.</p>



<p>Infatti, l’art. 2086 comma 2 del Codice Civile, riformulato in seguito al varo definitivo del nuovo Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza (D.L. n.14 del 12/01/2019) detta una serie di nuove condizioni per l’imprenditore societario e collettivo, finalizzate alla corretta gestione dell’azienda stessa.</p>



<pre class="wp-block-preformatted">A questi il Codice della Crisi riserva delle agevolazioni, posto che secondo l’art.2086 l’imprenditore societario o collettivo ha il dovere di istituire un “<strong>assetto organizzativo, amministrativo e contabile,</strong> <em>adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa,&nbsp; anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi&nbsp; dell'impresa&nbsp; e</em><em> </em><em>della perdita della continuità aziendale, nonchè di attivarsi senza</em><em> </em><em>indugio per l'adozione e l'attuazione di uno degli strumenti previsti dall'ordinamento per il superamento della crisi e il&nbsp; recupero&nbsp; della</em><em> </em><em>continuità' aziendale</em><em>”</em>. </pre>



<p>La finalità ultima del nuovo codice della crisi è, in sostanza, <strong>distinguere i “cattivi” imprenditori da quelli semplicemente “sfortunati”</strong>, intendendo, per questi ultimi, coloro che attuano per bene le prescrizioni di legge (e non solo) ma che, magari per fatti esterni, incappano in un periodo di crisi, anche irreversibile della azienda stessa.</p>



<p>Queste poche righe e le settanta parole che compongo il secondo comma dell’art.2086 c.c., sopra esposto, costituiscono uno stravolgimento epocale nella logica di gestione delle aziende e nelle conseguenti responsabilità degli imprenditori perché sanciscono per legge il concetto di buona gestione aziendale, che diventa, appunto, un obbligo e non una mera eventualità, appannaggio solo degli imprenditori più bravi e più attenti alle esigenze organizzative della propria azienda.</p>



<p>Il nuovo Codice della Crisi, infatti, supera la distinzione tra vita della azienda “in bonis” (la normale gestione) e fase critica e fallimentare della stessa (la vecchia impostazione); dal 16 marzo 2019, giorno di entrata in vigore dell’ormai onnipresente comma secondo dell’art.2086 c.c., il legislatore ha imposto all’imprenditore l’obbligo di mettere in atto una serie di azioni, strumenti, controlli e pianificazioni, a loro volta sancite e richiamate in appositi schemi e check list da utilizzare all’occorrenza, che devono identificare la rispondenza della gestione a quanto previsto dalla legge.</p>



<p>In questo modo, l’impresa potrà tenere sotto controllo i principali parametri utili a valutarne lo stato di salute, le prospettive future, la possibilità di continuità aziendale almeno nei successivi 12 mesi e il relativo rischio di crisi.</p>



<p>Se l’azienda continua a essere in buona salute, l’attività di controllo e monitoraggio (attuata grazie dall’adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile) servirà a certificarne la continuità operativa nel tempo anche nel rispetto della innegabile funzione sociale dell’impresa e delle sue responsabilità nei confronti di dipendenti, collaboratori, clienti, fornitori, banche, pubblica amministrazione e tutto l’ecosistema socioeconomico che le gira attorno.</p>



<p><strong>Se l’azienda mostra segni di crisi, grazie al suddetto monitoraggio, l’imprenditore dovrà tempestivamente “allertare” </strong>(altro temine che diventerà un must nei prossimi mesi) gli organi competenti, ovvero dovrà attivare una serie di procedure mirate a individuare una possibile soluzione della crisi o ad avviarne la liquidazione, se non è possibile il risanamento.</p>



<p>Se l’imprenditore avrà fatto per bene le attività di monitoraggio, grazie all’adozione del taumaturgico “adeguato assetto” e avrà “allertato” per tempo (entro 90 giorni) gli organi competenti previsti dalla procedura, potrà, di fatto, uscire indenne dalla crisi della propria azienda anche in caso di liquidazione giudiziale (il termine che sostituisce la parola fallimento) e, magari, riavviare in tempi brevi un’altra attività, lasciandosi alle spalle l’esperienza di business sfortunata.</p>



<p>Nel caso, invece, l’imprenditore non abbia adottato un “adeguato assetto” e/o non abbia provveduto ad allertare per tempo gli organi competenti in caso di segnali di crisi aziendale (imprenditore “cattivo”), laddove la crisi stessa sfoci in un effettivo default dell’azienda con relativa liquidazione giudiziale (fallimento), <strong>l’imprenditore, oltre agli eventuali risvolti di natura penale, potrà essere chiamato a ripagare i debiti aziendali anche con il patrimonio suo personale.</strong></p>



<p>Bisogna, inoltre, segnalare che dal 15 luglio u.s., l’Agenzia delle Entrate è obbligata a segnalare anche un semplice mancato versamento di iva determinato nell&#8217;importo dalle vigenti leggi, a partire dalle liquidazioni iva del primo trimestre 2022; questa segnalazione costituisce già da sola un potenziale segnale di crisi, cui l’imprenditore, nonché eventuali sindaci e revisori, dovranno necessariamente tenere conto, pena la possibile contestazione di mancato adeguamento al codice della crisi e relativo addebito di responsabilità.</p>



<p>La circostanza della responsabilità di amministratori e organi di controllo, ben sancita dal nuovo Codice della Crisi di Impresa, rappresenta un altissimo rischio per qualunque imprenditore e a nulla vale la eventuale responsabilità limitata prevista in alcune forme societarie (srl, spa, etc.).</p>



<p>Pertanto, <strong>l’unico imprenditore che potrà dirsi al “sicuro” da oggi in poi è solo quello che istituisce per tempo un adeguato assetto organizzativo e che allerta per tempo in caso di crisi.</strong></p>



<p>Tutti gli altri possono ben dirsi “a rischio”.</p>



<p>In conclusione, l’adozione tempestiva di un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile potrebbe rivelarsi uno dei migliori affari per l’imprenditore attento alla propria azienda e al passo con i tempi.</p>



<p>Se la tua azienda non ha ancora adottato un sistema di gestione e valutazione degli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili e vuoi risolvere in maniera semplice ed efficiente il problema, <a href="https://www.francescoleonecommercialista.it/contatti/">contattami qui</a>.</p>



<p><strong><em>Francesco Leone</em></strong></p>



<p><strong><em>Dottore Commercialista</em></strong></p>



<p><strong><em>Revisore Legale</em></strong></p>
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		<title>Il Margine di Contribuzione e la salute dell&#8217;Azienda</title>
		<link>https://www.francescoleonecommercialista.it/il-margine-di-contribuzione-e-la-salute-dellazienda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Leone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[azienda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il margine di contribuzione è un elemento fondamentale per misurare la redditività di ogni prodotto, linea di prodotti o servizio.</p>
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<p>Come fai a capire se la tua azienda è in salute?</p>



<p>Uno dei modi più semplice è capire se l’azienda guadagna, ovvero se il business che porti avanti è in grado di generare un fatturato ed un margine tale da coprire tutti i costi, lasciando un utile ai soci o all’imprenditore.</p>



<p>Questa è una semplificazione ma il concetto fondamentale è giusto.</p>



<p>Per analizzare questo, ovvero, il fatto che l’azienda sia in salute e quanto realmente lo sia, uno strumento fondamentale è il calcolo del <strong>Margine di Contribuzione</strong>, che è il fratello meno conosciuto del Margine Operativo Lordo (MOL) o EBITDA, tanto usato, specialmente nel mondo anglosassone, per quantificare il valore e la salute di una azienda.</p>



<p>Vediamo ora di cosa si parla quando ci riferiamo al Margine di Contribuzione, in particolare partendo da quello riferito ad un singolo prodotto.</p>



<p>Questo è importante perché per guadagnare realmente con la tua azienda devi guadagnare su ogni prodotto o servizio che vendi.</p>



<p>Si definisce <strong>Margine di Contribuzione di un prodotto realizzato da un’impresa la differenza fra i ricavi di vendita ed il costo variabile delle quantità vendute di tale prodotto.</strong> Questa dato misura, quindi, il contributo che tale prodotto fornisce all&#8217;impresa per realizzare la copertura dei costi fissi.</p>



<p>Il margine di contribuzione è un elemento fondamentale per misurare la redditività di ogni prodotto, linea di prodotti o servizio. L’obiettivo dell’impresa sarà quindi quello di massimizzare il margine di contribuzione in relazione al prezzo praticabile nel mercato in cui opera.</p>



<p>Il MdC assume un’importanza fondamentale nelle aziende multi-prodotto, o con più attività diverse tra loro; infatti, conoscere il margine di contribuzione di ciascun tipo di attività, o linea di produzione o servizio permette di avere di un’idea chiara di quanto ogni singolo prodotto o servizio contribuisca alla redditività (o sottragga redditività) dell’Azienda.</p>



<p>L’adozione del margine di contribuzione consente infatti di individuare i prodotti/servizi più redditizi, cioè con il margine più elevato, e di effettuare scelte di prezzo, volume e mix più convenienti. Inoltre semplifica il controllo dei costi, eliminando le distorsioni derivanti dall’assorbimento dei costi fissi.</p>



<p>In azienda spesso si conosce il margine di contribuzione globale. Meno diffuso è invece un sistema di rilevazione dei costi per singola attività o per singola linea di prodotti o per singolo prodotto/servizio, presumibilmente perché implica un dispendio maggiore in termini di tempo.</p>



<p>Le informazioni relative a queste rilevazioni possono essere desunte dalle distinte base o dalle schede di lavorazione o dalla stessa contabilità generale opportunamente adattata per suddividere i costi variabili per linea di prodotto/servizio.</p>



<p>Le diverse metodologie di rilevazione dipendono da vari fattori, tra i quali la tipologia merceologica, il fatto che si abbia produzione in serie o per commessa, l’impianto contabile, le risorse che si intendono destinare a queste rilevazioni.</p>



<p><strong>Il margine di contribuzione di periodo è determinato dalla somma dei margini di contribuzione unitari </strong>(differenza tra il prezzo di vendita unitario ed il costo variabile unitario)<strong> relativi ad un dato periodo</strong>. Se questo è uguale al totale dei costi fissi del periodo si raggiunge il punto di pareggio. Un margine di contribuzione maggiore dei costi fissi genera un utile.</p>



<p>Attraverso il margine di contribuzione è possibile riclassificare il conto economico in modo da valutare l’effetto sul reddito di variazioni del volume di vendita o del fatturato. Questa riclassificazione si ottiene deducendo dai ricavi i costi variabili.</p>



<p>Un prodotto che realizza un margine di contribuzione positivo alleggerisce gli altri prodotti dall&#8217;onere di dover coprire i costi fissi, perché questi ultimi ne devono coprire una minore quantità.</p>



<p>Se invece il margine di contribuzione di un prodotto è nullo o negativo, all&#8217;impresa converrà eliminarlo, in quanto, se il margine di contribuzione è pari a zero, il prodotto non fornisce alcun contributo alla copertura dei costi fissi e, quindi, alla redditività dell&#8217;impresa, e di conseguenza è inutile (i ricavi di vendita di quel prodotto consentono la sola copertura dei suoi costi variabili); se il margine di contribuzione è negativo, il prodotto consuma il margine di contribuzione degli altri prodotti realizzati dall&#8217;impresa di un importo pari al suo margine di contribuzione negativo, abbattendo in tal modo il reddito netto dell&#8217;impresa.</p>



<p><strong>Il margine di contribuzione è quindi utile nello studio della redditività d’impresa, in quanto fornisce all’imprenditore dati estremamente chiari e concreti sia in caso di analisi consuntiva del risultato d’esercizio sia in sede di pianificazione.</strong></p>



<p>Esso contribuisce a definire scelte di breve periodo o impreviste sul piano dell’organizzazione produttiva o aziendale.</p>



<p>Scopriamo di seguito tre formule fondamentali per il calcolo del Margine di Contribuzione:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Margine di Contribuzione Complessivo (per più prodotti o per singolo prodotto):</li></ul>



<p>Ricavi di Vendita (al netto di Oneri Comm.li) – Costi Variabili       = <strong>Mdc Complessivo</strong></p>



<p>Margine di Contribuzione Unitario:  Prezzo – Costo variabile unitario   = <strong>Mdc Unitario</strong></p>



<p>Margine di Contribuzione Percentuale: Margine di Contribuzione =  <strong> %    Ricavi</strong></p>



<p><em>Esempio di Calcolo:</em></p>



<p>Azienda che produce e vende n. 2.000 pezzi di un prodotto ad un prezzo unitario di € 30 cadauno. L’azienda corrisponde provvigioni del 10% sui ricavi di vendita. L’azienda sostiene i costi di produzione sotto elencati.</p>



<p>Ricavi&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp; € 60.000</p>



<p>-Oneri commerciali&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp; €&nbsp;&nbsp; 6.000</p>



<p><strong>Ricavi al netto O.Comm.li</strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp; €&nbsp; 54.000</p>



<p><strong>Costi Variabili</strong></p>



<p>Materie prime&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp; €&nbsp; 20.000</p>



<p>Manodopera Diretta &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;€&nbsp; 14.000</p>



<p>Energia                                              €    5.000</p>



<p><strong>Totale costi variabili                          </strong>€  39.000</p>



<p><strong>Margine di Contribuzione&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; € 15.000&nbsp;&nbsp;&nbsp; </strong>( 54.000 – 39.000)</p>



<p><strong>Margine di Contr. Unitario&nbsp;&nbsp;&nbsp; €&nbsp;&nbsp;&nbsp; 7,50&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </strong>( 15.000/2.000 pz.)</p>



<p><strong>Margine di Contr. Percentuale&nbsp;&nbsp;&nbsp; 25%&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </strong>( 15.000/60.000)</p>



<p>Con questi tre semplici dati, facilmente desumibili da una corretta contabilità aziendale, ogni imprenditore potrà avere a disposizione delle informazioni preziosissime per decidere se accettare o meno un ordine aggiuntivo di prodotti, per valutare quali prodotti continuare a produrre e quali no, per analizzare su quali prodotti guadagna e su quali perde, e, in generale, <strong>avere un controllo maggiore e più approfondito sul conto economico e sulle sorti future della propria Azienda.</strong></p>



<p>Se vuoi approfondire le modalità di calcolo del margine di contribuzione, capire quale è il MdC della tua azienda o se vuoi un contatto su questo tema e altri argomenti connessi al controllo di gestione, puoi <a href="https://www.francescoleonecommercialista.it/contatti/">contattarmi qui.</a></p>
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		<title>L&#8217;importanza del Controllo di Gestione</title>
		<link>https://www.francescoleonecommercialista.it/limportanza-del-controllo-di-gestione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Leone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Sep 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[azienda]]></category>
		<category><![CDATA[business]]></category>
		<category><![CDATA[controllo]]></category>
		<category><![CDATA[controllodigestione]]></category>
		<category><![CDATA[gestione]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il controllo di gestione è, ormai, un pilastro necessario e fondamentale su cui costruire una sana e corretta gestione aziendale da parte di qualunque imprenditore: piccolo, medio o grande che sia. Il mito, da sempre presente nella narrazione imprenditoriale italiana, legato all’imprenditore che basa la sua gestione sull’intuito, sull’esperienza e sulla capacità di trovare soluzioni [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il controllo di gestione è, ormai, un pilastro necessario e fondamentale su cui costruire una sana e corretta gestione aziendale da parte di qualunque imprenditore: piccolo, medio o grande che sia.</p>



<p>Il mito, da sempre presente nella narrazione imprenditoriale italiana, legato all’imprenditore che basa la sua gestione sull’intuito, sull’esperienza e sulla capacità di trovare soluzioni e individuare la strada giusta sempre e comunque, nell’odierno contesto socio-economico e normativo, trova sempre meno spazio.</p>



<p>Il mix creato da difficoltà e complessità dei rapporti economici con clienti e fornitori italiani ed esteri, dalle incertezze legate ai costi energetici e tanti altri dubbi e vincoli creati da fattori quali gli scenari politici, normativi, fiscali, tecnologici e sociali, specialmente in un paese “complesso” come l’Italia, fanno sorgere la necessità e, oserei dire, l’obbligo di dare al proprio business una veste estremamente “professionale”.</p>



<p>Per “professionale” intendo il concetto di una gestione aziendale che sia consapevole del contesto in cui opera, che si basi su strumenti analitici di qualità riconosciuta e che fondi le proprie decisioni su dati quanto più possibile attendibili e corretti.</p>



<p>In questo modo non si potrà definitivamente evitare l’errore o l’imprevisto ma, certamente, si potrà ridurre il margine di errore e ricondurre &nbsp;l’imprevisto a ciò che realmente non era prevedibile o realisticamente prevedibile (in quanti avrebbero previsto una guerra in Europa a gennaio 2022?).</p>



<p>Per fare questo, lo strumento principe è il controllo di gestione (inteso anche come base per una adeguata pianificazione strategica), ovvero, tutta quella serie di strumenti e processi che tendono a raccogliere, analizzare e interpretare i dati aziendali ( non solo meramente contabili) al fine di farne la base per le più importanti decisioni aziendali.</p>



<p>Fino a marzo 2019 l’applicazione di queste metodologie e questi strumenti di controllo potevano dirsi appannaggio di imprenditori virtuosi e lungimiranti, convinti del fatto che l’intuito imprenditoriale funziona meglio se basa le proprie intuizioni su più prosaiche basi di dati attendibili.</p>



<p>Con l’entrata in vigore il 16 marzo 2019 del nuovo <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/dettaglio/codici/codiceCrisi">Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza</a> il legislatore, mediante la modifica <em><a href="https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaArticolo?art.versione=2&amp;art.idGruppo=262&amp;art.flagTipoArticolo=2&amp;art.codiceRedazionale=042U0262&amp;art.idArticolo=2086&amp;art.idSottoArticolo=1&amp;art.idSottoArticolo1=10&amp;art.dataPubblicazioneGazzetta=1942-04-04&amp;art.progressivo=0"><strong>dell’art.2086 codice civile</strong></a></em> ha , di fatto, imposto all’imprenditore di gestire al meglio la propria azienda.</p>



<p>Infatti, se l’imprenditore secondo il dettato di legge deve adottare un “adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile”, non può farlo secondo una interpretazione “creativa” della legge ma deve farlo secondo una logica di “best practice” tra cui rientra certamente il controllo di gestione come fulcro.</p>



<p>Indici, parametri, percentuali, differenze, margini etc. se sono calcolati secondo le indicazioni delle scienze economiche e aziendalistiche restituiscono una fotografia “oggettiva” della salute aziendale e ogni buon imprenditore deve tenere in massimo conto la salute della propria azienda.</p>



<p>Spesso, infatti, la analisi sullo stato di salute di una azienda si limita ad un laconico “bene” o “male”; ovviamente, è una semplificazione anche perché i concetti di bene e male non sono i più adatti a giudicare né una azienda né un imprenditore.</p>



<p>Mediante il controllo di gestione, invece, possiamo definire se un’azienda è in crescita o in decrescita e in quale misura.</p>



<p>In questo modo anche il dato singolo diventa più significativo se rapportato al contesto: ad esempio, una azienda che vedesse crescere il proprio fatturato di un +5,00% su base annua potrebbe dirsi soddisfatta. Ma lo sarebbe ugualmente se scoprisse che la media di crescita delle aziende concorrenti del proprio settore è del +10,00% ( in questo caso significa che l’azienda seppure in crescita sta perdendo terreno sui rivali).</p>



<p>Con il controllo di gestione la lettura di questi dati e di tanti altri attinenti la gestione aziendale diventa molto più consapevole e basata sui concetti più importanti di management e finanza aziendale.</p>



<p>Pertanto, il controllo di gestione deve essere considerato uno strumento che ogni imprenditore deve adottare sia per essere in linea con le moderne esigenze di gestione aziendale sia per essere adeguato al dettato normativo dell’art. 2086 c.c. sugli adeguati assetti e sulla valutazione della continuità aziendale per il futuro.</p>



<p>D’altronde sapere con certezza quali sono i reali margini operativi dell’azienda, quali sono i livelli degli indici di bilancio più importanti e se l’azienda è a rischio nei prossimi mesi/anni non possono considerarsi delle curiosità ma sono da considerare delle necessità.</p>



<p>Nel mondo anglosassone, in particolare, statunitense tutte le società ragionano da sempre in questi termini; perché anche l’imprenditore italiano non deve ragionare su dati attendibili e reali di fatturati, quote di mercato e indici di bilancio?</p>



<p>Quindi, non perdere tempo e adotta al più presto un sistema di controllo di gestione adeguato alle reali necessità della tua azienda.</p>



<p>Se vuoi, posso aiutarti a scegliere e organizzare il modello di controllo di gestione più adatto al tuo business, semplicemente <a href="https://www.francescoleonecommercialista.it/contatti/">cliccando qui.</a></p>



<p>Francesco Leone</p>
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		<title>EBITDA</title>
		<link>https://www.francescoleonecommercialista.it/ebitda/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Leone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Feb 2015 17:37:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell&#8217;analisi di bilancio e nella valutazione di una azienda, ad esempio, in caso di ipotesi di fusioni e acquisizioni, riveste una importanza fondamentale il calcolo dell&#8217;EBITDA ( Earning Before Interest , Tax , Depreciaton and Admortization – ovvero Utile prima degli Interessi , delle Tasse , delle Svalutazioni e degli Ammortamenti ), che è il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;analisi di bilancio e nella valutazione di una azienda, ad esempio, in caso di ipotesi di fusioni e acquisizioni, riveste una importanza fondamentale il calcolo dell&#8217;EBITDA ( Earning Before Interest , Tax , Depreciaton and Admortization – ovvero Utile prima degli Interessi , delle Tasse , delle Svalutazioni e degli Ammortamenti ), che è il cugino anglosassone del nostro italiano MOL ( Margine Operativo Lordo ) .</p>
<p>L’EBITDA &nbsp;è un indicatore di redditività&nbsp; che evidenzia <strong>il reddito </strong>&nbsp;di un&#8217;azienda&nbsp; basato solo sulla sua <strong>gestione caratteristica</strong>, al lordo, quindi, di interessi (gestione finanziaria), tasse (gestione fiscale), deprezzamento di beni e ammortamenti.</p>
<p>L’EBITDA &nbsp;è calcolato utilizzando <strong>l&#8217;utile prima </strong>di <strong>ammortament</strong>i, <strong>accantonamenti</strong>, <strong>oneri e proventi finanziari, straordinari e imposte </strong></p>
<p>L’EBITDA &nbsp;può essere calcolato in due modi differenti:</p>
<p>1) <strong>sommando utile lordo</strong>, ammortamenti + accantonamenti + svalutazioni &#8211; plusvalenze + minusvalenze + oneri finanziari &#8211; proventi finanziari + costi non caratteristici &#8211; ricavi non caratteristici, oppure</p>
<p>2)&nbsp; <strong>sommando algebricamente valore della produzione </strong>(ricavi + variazione rimanenze) &#8211; costi per materie prime &#8211; costi per servizi &#8211; costi per il personale (incluso accantonamento TFR) &#8211; altri costi di struttura.</p>
<p>L’EBITDA misura il reddito che residua una volta sottratti dai Ricavi l’insieme dei costi operativi:</p>
<p>&#8211; <strong>Che abbiano generato un uscita di cassa o banca</strong>,</p>
<p>&#8211; <strong>Strettamente connessi alla gestione caratteristica</strong>.</p>
<p>Pertanto, ai fini del calcolo dell’ Ebitda <strong><em>non </em>sono considerati</strong>:</p>
<p>&#8211; il contributo reddituale che scaturisce da aree diverse della gestione; tra questi, <strong>il saldo della gestione finanziaria, della gestione straordinaria, della gestione accessoria, della gestione tributaria</strong>;</p>
<p>&#8211; i costi operativi che, pur essendo di competenza dell’esercizio, <strong>non hanno manifestazione monetaria</strong>; tra di essi, ammortamenti e svalutazioni.</p>
<p>L’importanza dell’EBITDA risiede nel fatto che esso indica quanto effettivamente l’Azienda “guadagna” dalla propria attività caratteristica , ovvero se il proprio “core business” è redditizio o meno , e , quindi , che volume di costi può sostenere a livello di interessi ed ammortamenti , senza finire in perdita .</p>
<p>L’aspetto importante è che l’EBITDA misura l’utile operativo , non tenendo conto di proventi straordinari o finanziari .</p>
<p>Pertanto , a parità di Utile Netto di Esercizio, in generale , sarà in salute migliore l’Azienda che presenta un utile già a livello di EBITDA rispetto ad un’Azienda con un EBITDA negativo ( perdita operativa ) ma che genera un utile solo grazie , per esempio , alla vendita di un immobile ( quindi straordinaria ) .</p>
<p>Da questo discende che ogni imprenditore dovrebbe saper calcolare e conoscere precisamente l&#8217;EBITDA della propria azienda, perchè esso e un primo indicatore semplice per valutare e monitorare nel tempo la salute del proprio business.</p>
<p>Se vuoi approfondire questo argomento e ricevere ulteriori consigli o indicazioni sul tema dell’EBITDA puoi scrivere a&nbsp;<a href="info@francescoleonecommercialista.it">info@francescoleonecommercialista.it</a> o commentare questo articolo .</p>
<p>Francesco Leone</p>
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