Le rimanenze di magazzino includono i beni destinati alla vendita o che concorrono alla loro produzione nella normale attività dell’impresa .

La necessità della rilevazione del valore delle rimanenze nasce dall’esigenza di pervenire a periodiche determinazioni dei risultati dell’attività dell’azienda.

A tal fine risulta imprescindibile il rispetto del principio della competenza, in quanto se tutti i beni acquistati non sono stati venduti, e risultano esistenti a magazzino, in chiusura dell’esercizio occorre rilevare i beni in rimanenza da  rinviare indistintamente al nuovo esercizio per poter correlare  ai ricavi di vendita il costo di acquisto delle sole merci vendute.

In via di prima approssimazione  possiamo scindere il processo valutativo delle rimanenze finali in due fasi successive :

–          Si rilevano le quantità in giacenza . Si tratta , in generale, della vera e propria rilevazione e conta fisica dei beni che a fine esercizio si trovano in magazzino ;

–          Si effettua la valorizzazione delle quantità in giacenza .

La valorizzazione può avvenire secondo i seguenti criteri :

–          Anticipo dei ricavi presunti di vendita da correlare ai costi sostenuti ( al netto dei costi di futuro sostenimento) : valutazione al ricavo netto presunto ;

–          Scissione tra l’esercizio in chiusura e il successivo, dei risultati economici in formazione , in rapporto ai costi sostenuti : scissione del margine in formazione ;

–          Rinvio agli esercizi futuri dei costi sostenuti in passato in quanto non hanno avuto il correlato ricavo : valutazione al costo .

Nel bilancio civilistico destinato alla pubblicazione in Camera di Commercio il criterio da adottare è quello del costo . Tale criterio è certamente più prudente rispetto agli altri due elencati , in quanto non anticipa , nemmeno parzialmente  , un margine non ancora conseguito ,e , quindi, non altera in modo artificioso le attese di risultato economico.

E’ bene sottolineare che con la locuzione “valutazione delle rimanenze al costo” si fa riferimento “al complesso dei costi sostenuti per ottenere la proprietà delle rimanenze di magazzino nel loro attuale sito e condizione” ; ciò significa , per esempio, che il costo di acquisto deve includere anche gli oneri accessori all’acquisto stesso ( trasporto, IVA indetraibile, etc ) .

La valutazione così operata va sempre confrontata con il valore di mercato. E’ necessario , infatti, per rispettare il principio della prudenza , verificare che , iscrivendo il magazzino al costo, non si evidenzi in bilancio un valore superiore a quello che si potrà presumibilmente recuperare dallo stesso in futuro, a causa , per esempio, di obsolescenza tecnologica, mutamenti delle mode, mutamenti legislativi e di condizioni socio – economiche di mercato .

E’ possibile distinguere , ai fini della determinazione del costo, tra le problematiche valutative che riguardano i beni unici e quelle che riguardano beni fungibili.

Per i beni unici si può ricostruire abbastanza agevolmente quali sono i costi a essi specificamente riferibili ( costo specifico) ; per i beni fungibili, invece, tale operazione non è possibile , oppure è troppo costosa e allora , per determinarne il valore , si ricorre a ipotesi sul flusso delle giacenze all’interno del magazzino .

Comunque, a prescindere dai metodi , dalle difficoltà e dalle scelte adottate in tale processo , quello della valutazione delle rimanenze rimane uno dei momenti salienti e fondamentali dell’intero esercizio , in quanto rappresenta anche una “fotografia” dell’Azienda sulla quale basare , poi, una serie di successive analisi e riflessioni.

A tal riguardo, è fondamentale affrontare l’operazione con la necessarie attenzione e preparazione, affidandosi anche per particolari valutazioni a specifici esperti, se necessario.

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